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Comitato Sanità COMITATO SANITA'


Convegno
"INFLUENZA AVIARIA DA VIRUS AH5NI
TIMORI FUTURI E DANNI ATTUALI"

 
Università degli Studi di Pavia, Aula Scarpa
26 novembre 2005 ore 9.00
Comitato Distrettuale Sanità
Distretto 108-Ib3 Italy
lnternational Association of Lions Clubs

INFLUENZA AVIARIA DA VIRUS AH5NI TIMORI FUTURI E DANNI ATTUALI

Nell'Aula Scarpa dell'Università degli Studi di Pavia Sabato 26 novembre 2005, alla presenza del Governatore del Distretto Lions 1081B3, Gabriele Centi e per iniziativa del Comitato Distrettuale Sanità si è svolto il Convegno di Studi su


"INFLUENZA AVIARIA DA VIRUS AH5N1. TIMORI FUTURI E DANNI ATTUALI"
Il Convegno è aperto dal Governatore, che rivolge il benvenuto a tutti, ringrazia coloro che hanno collaborato all'incontro e sottolinea l'importanza di questo convegno per l'informazione che viene effettuata. Infatti l'argomento "influenza aviaria" di stretta attualità, ha suscitato allarme nella pubblica opinione e ne sono derivate conseguenze a volte ingiustificate e dannose. Finalità del Convegno è quella di mettere a fuoco obiettivamente e razionalmente sia i rischi attuali che futuri, sia le opportune precauzioni per la salute pubblica, sia la necessità di non diffondere allarmi prematuri a loro volta responsabili di attuali reazioni ingiustificate. L'associazione dei Lions Clubs che è al servizio delle comunità ha ritenuto opportuno promuovere questo convegno per affrontare obiettivamente e razionalmente il problema sollevato dall'informazione che ha provocato nell'opinione pubblica una reazione di allarme attualmente ingiustificata. Una migliore conoscenza delle evoluzioni possibili ma non necessariamente probabili, può ridimensionare i pubblici timori e frenarne le conseguenze dannose.
Il Prof. Rinaldo Turpini (PDG e Responsabile del Comitato Sanità) dà inizio ai lavori e presenta le comunicazioni dei vari relatori, che illustrano gli aspetti infettivologici, sanitari, socioeconomici della materia e sono disponibili per rispondere alle domande del pubblico.


L'INFLUENZA AVIARIA VISTA DAL VIROLOGO
Prof Giuseppe Gema,
Direttore del Servizio di Virologia dell'IRCCS Policlinico San Matteo Pavia

 
Influenza aviaria e influenza umana sono due problemi totalmente differenti.
L'influenza aviaria venne per la prima volta descritta da Edoardo Perroncito nel 1878, quando colpì la gran parte degli allevamenti di polli sulle colline torinesi.
Oggi si assiste ad una nuova epidemia di influenza aviaria che si va estendendo verso il nostro paese, dove quasi certamente arriverà e rappresenterà un pericolo per gli allevamenti aviari e per l'economia del settore, se i provvedimenti intrapresi non saranno sufficienti ad arginare l'infezione.
Non c'è al momento alcuna ragione per ritenere che il virus dell'influenza aviaria possa rappresentare un pericolo per l'uomo. La popolazione deve vaccinarsi contro i virus dell'influenza umana, perché questi continuano a circolare (leggermente modificati). La vaccinazione consentirà di non ammalarsi di influenza (umana) ed eviterà il possibile "incontro" dei virus umani con quelli dell'influenza aviaria con potenziale ricostituzione di nuovi virus uomo-volatili. I virus dell'influenza aviaria sono: LPAI (low pathogenic avian influenza) e HPAI (high pathogenic avian influenza) LPAI :Infettano volatili selvatici acquatici (ordine Anseriformi) che in genere si ammalano in bassa percentuale e spesso sopravvivono. HPAI:Infettano volatili domestici (ordine Galliformi) che si ammalano e muoiono nel 100% dei casi. Nel passaggio da volatili selvatici (uccelli migratori) a domestici avvengono mutazioni responsabili dell'aumento della patogenicità. Anche i casi (rari) di trasmissione all'uomo sono sempre stati casi di infezione primaria con trasmissione diretta dai polli all'uomo in ambienti in condizioni igienico-sanitarie precarie e in presenza di cariche virali elevate. Non sono mai stati riportati casi di infezione umana secondaria con trasmissione uomo-uomo.
La via accertata di trasmissione all'uomo è quella respiratoria, mentre la via alimentare (oro-fecale) resta ipotetica. Le fonti principali di trasmissione dell'influenza sono le secrezioni respiratorie e il materiale fecale. Misure preventive:
1. Ridurre l'infezione virale nei volatili (pollame)
2. Restrizione dei viaggi e quarantena
3. Vaccini e farmaci antivirali
 
Conclusioni-: Non esistono ad oggi dati che consentano di prevedere il verificarsi nell'uomo di una pandemia da virus dell'influenza aviaria. Lo stato attuale di apprensione è stato causato dal progresso mediatico e scientifico. Se da un lato ha creato panico, dall'altro può consentire di adottare adeguate misure preventive. Le misure preventive devono essere adottate nell'ipotesi (peraltro lontana) che si possa verificare una pandemia da virus dell'influenza aviaria


L'INFLUENZA UMANA VISTA DAL CLINICO MEDICO
Prof. Franco Marchesani - IPDG Distretto 108 Ib 3
Docente di Malattie dell'Apparato Respiratorio - Scuola di Specializzazione Università dell'Insubria


L'influenza è una malattia infettiva acuta stagionale, ubiquitaria, estremamente contagiosa che può colpire soggetti di qualsiasi età. Descritta per la prima volta nei suoi caratteri clinici nel V sec. A.C., deve la sua definizione agli italiani Domenico e Pietro Boninsegni nel 1580.
La sua incidenza media nella popolazione generale è del 10-20%, per arrivare al 50% in caso di pandemia. La media dei nuovi casi in Italia è di circa 5 milioni di soggetti, laddove, nel 2005, si calcola abbia colpito in misura di 13.25/per 100 assistiti, di cui, rispettivamente, 26.73 casi/1000 tra 0-4 anni e 30.31 casi/1000 tra 5-14 anni: gli ultimi dati riferiti sono dovuti alla collaborazione di alcuni Medici di Famiglia e Pediatri italiani. La mortalità correlata all'influenza si osserva soprattutto nella fascia d'età superiore ai 60 anni . Infatti circa il 90-94% dei casi di mortalità associati l'influenza si osserva in questa fascia d'età.
Il responsabile dell'influenza umana è il Virus Influenzale (Ortomixovirus), nelle sue varianti A,B e C, identificate sulla base di proteine viris-specifiche contenute all'interno del virus stesso.
Sulla superficie del virus A sono poste proteine (Rispettivamente Emoagglutinine - HA, presenti in 15 sottotipi sierologici- e Neuraminidasi -NA, presenti in 9 sottotitpi) che, oltre ad essere fattori di virulenza e patogenicità, costituiscono il riferimento, in varia combinazione, per una ulteriore sottotipizzazione. Ad esempio, il sottotipo H1N1 , oltre che di successive epidemie, è stato il responsabile della famigerata "Spagnola' degli anni 1918-19, il sottotipo H2N2 dell'Asiatica" del 1957 ed il sottotipo H3N2 della pandemia "Hong Kong' dei 1967. Va sottolineato, che le Emoagglutinine sono anche responsabili della penetrazione del virus all'interno del rivestimento di muco dell'albero respiratorio che, attraverso la sua espulsione mediante i colpi di tosse e gli starnuti, diviene il mezzo di contagio dell'infezione. Il tipo A e B sono responsabili della sintomatologia influenzale classica mentre il tipo C è di scarsa rilevanza clinica. I virus di tipo A circolano sia nell'uomo che in altre specie animali. I virus di tipo B sono presenti solo nell'uomo e non esistono sottotipi distinti nell'ambito delle loro proteine di superficie HA e NA. I virus di tipo C danno una infezione generalmente asintomatica o simile al raffreddore comune
Le caratteristiche immunologiche del virus influenzale non sono stabili, ma possono variare in funzione di una serie di fattori. Sostanzialmente si attuano secondo 2 modalità fondamentali: Deriva antigenica (Antigenic Drift) e Spostamento antigenico (Antigenic Shift). Il primo meccanismo, che consiste in una graduale modifica della sequenza degli aminoacidi che compongono le proteine in grado di stimolare una risposta immune (virus A e B) condiziona una parziale conservazione delle difese immunitarie della popolazione, cui conseguono epidemie di minore gravità; il secondo consiste nella comparsa di un nuovo ceppo virale con proteine di superficie (HA e/o NA) di un sottotipo diverso da quelli circolanti nell'uomo per riassorbimento di virus umani e animali (uccelli o suini) o per trasmissione diretta di virus non umani all'uomo (HK, 1697). Quest'ultimo meccanismo condiziona l'assenza nella popolazione di "memoria' immunologia del nuovo virus, provocando di conseguenza, il verificarsi di pandemie : da ricordare che il termine "Pandemia' è applicato ad infezioni a diffusione mondiale. Preme, dal punto di vista clinico, sottolineare che:

-Le Neuramnidasi sono anche responsabili della penetrazione del virus all'interno del rivestimento di muco dell'albero respiratorio che, attraverso la sua espulsione mediante i colpi di tosse e gli starnuti, diviene il mezzo di contagio dell'infezione; quindi la mucosite influenzale che comporta un aumento delle secrezioni moltiplica le possibilità di trasmissione del virus.

-I1 fenomeno "Antigenic Drift' condiziona una parziale conservazione delle difese immunitarie della popolazione, cui conseguono epidemie di minore gravità; il fenomeno "Antigenic Shift' condiziona l'assenza nella popolazione di "memoria' immunologia del nuovo virus, sorprendendola "nuda' dal punto di vista delle difese immunitarie.

Ciò significa la maggiore, relativa benignità delle forme epidemiche e l'efficacia dei vaccini preparati sulla base di ceppi eziologici già noti, mentre, la mancanza di una memoria immunologia a livello di popolazione favorisce l'allargamento dell'infezione a livello pandemico e l'impossibilità di preparare adeguati vaccini e, di conseguenza, il verificarsi di pandemie ( da ricordare che il termine "Pandemia' è applicato ad infezioni a diffusione mondiale). Non è infatti possibile sapere in anticipo se, quando, come e per quali virus si potrà verificare una tale evenienza. In più, l'ineguatezza immunologia della popolazione espone i soggetti che ne sono colpiti, specie quelli più deboli come anziani e bambini, a complicanze gravi o, addirittura, letali.
La diffusione del virus influenzale avviene per contagio interumano attraverso le secrezioni bronchiali e nasali - si è già detto- proiettate all'esterno con la tosse o gli starnuti; anche le mani, educatamente mosse a proteggere la bocca ed il naso, possono diventare vettori delle secrezioni che vi si raccolgono. I pazienti sono più infettivi nelle 24 ore prima dell'inizio dei sintomi e all'acme della sintomatologia. La presenza del virus nelle secrezioni nasali cessa generalmente entro 7 giorni dall'inizio della malattia, ma può persistere più a lungo nei bambini più piccoli e nei pazienti immunocompromessi. La diffusione della malattia risulta più agevole nelle collettività laddove sono più frequenti le occasioni di contatto e l'affollamento.
Il virus inalato infetta le cellule dell'apparato respiratorio, talvolta sino alle più piccole diramazioni bronchiali, raramente a raggiungere il rivestimento degli alveoli.
I danni all'epitelio comportano sia la morte delle cellule colpite, con conseguente caduta delle barriere difensive e conseguente possibilità di sovrainfezioni da parte di altri germi patogeni, sia le messa a nudo di recettori nervosi, specie quelli da irritazione, con scatenamento di riflessi tussigeni e broncospastici, questi ultimi altamente temibili nei soggetti asmatici.
Clinicamente, l'influenza non complicata si presenta come un'infezione respiratoria acuta, febbrile che è caratterizzata dalla rapida comparsa del quadro sintomatologico di carattere generale associato alla compromissione dell'apparato respiratorio. Dopo una breve incubazione (1-3 giorni) si verifica un esordio brusco caratterizzato da sintomi sistemici come febbre (38°39°C e oltre) cefalea, astenia intensa, artromialgie seguite da esteso interessamento delle vie aeree: rinite, faringite, tosse secca.. Sebbene sia un'infezione generalmente autolimitante, l'influenza soprattutto in soggetti defedati, anziani e bambini, può determinare complicanze a volte anche fatali. Dette complicanze possono essere, nel bambino, laringo tracheite acuta (Croup) e nell'adulto, bronchiolite, polmonite influenzale primaria (grave) o batterica, da Emoflo, Pneumococco o Stafilococco aureo.
La diagnosi di influenza è fondata essenzialmente sul quadro clinico ed epidemiologico (epidemicità), mentre la diagnosi affidata alle tecniche di laboratorio viene riservata a motivi di indagine per ricerca o identificazione precisa del patogeno. La prevenzione dell'influenza, che come misura igienica di carattere generale prevede l'evitare luoghi chiusi ed affollati in periodo epidemico, si basa fondamentalmente sulla vaccinazione. Esistono in commercio vari tipi di vaccini, variamente ottenuti. Effetti collaterali indesiderati possono essere rappresentati, nella maggior parte dei casi, da reazioni locali nel punto di inoculo, quali, arrossamento, prurito, edema (in Italia esistono solo vaccini somministrabili per inoculazione); le reazioni generali (poco frequenti o rare) possono essere: orticaria, asma anafilassi, lesioni ematologiche o neurologiche. Chi vaccinare?. Il Ministero della Salute emana precise e dettagliate indicazioni in proposito. Genericamente, si può dire tutti i soggetti, adulti e bambini, a rischio di complicanze per gravi patologie sottostanti (asma, diabete, cardiopatie, insufficienza renale, immunodepressione, malattie del sangue) ed i soggetti ultra-sessantacinquenni più una serie di soggetti in condizioni di cui ognuno potrà chiedere chiarimenti al proprio Medico Curante..
Controindicazioni alla. Soggetti allergici alle proteine dell'uovo o con già accertata sensibilità al vaccino o che abbiano mostrato precedentemente reazioni di tipo sistemico. Una malattia di qualsivoglia natura con stato febbrile in atto costituisce solo controindicazione temporanea.
La vaccinazione antinfluenzale è efficace? Viene stimato che, tra i soggetti vaccinati, globalmente il 50-90 %, con una percentuale del 70-90% al disotto deì 65 anni, possa beneficiare della copertura vaccinale In particolare, nei soggetti al disopra dei 65 anni e di quelli "istituzionalizzati' (Case di riposo, Reparti di Lungodegenza) la vaccinazione si rivela altamente efficace nel prevenire il ricovero ospedaliero per complicanze e la morte.
Terapia medica dell'influenza. Fondamentalmente, l'influenza si cura in modo sintomatico con il riposo a letto ed abbondante assunzione di liquidi, antipiretici, antidolorifici, mucoattivi. sedativi della tosse.
La chemioterapia antivirale, pur con limitazioni, trova un utile impiego nello zanamivir, farmaco oggi commerciato in Italia.


VIGILANZA SANITARIA DELLE A.S.L. E CAMPAGNE DI VACCINAZIONE
Dr. Luigi Camana, Direttore
Dipartimento Prevenzione Medica A.S.L Provincia di Pavia

L'influenza aviaria come già detto è una malattia sostenuta da virus influenzali di tipo A appartenenti alla famiglia delle Orthomyxoviridae. Tali virus possono essere responsabili dì gravi infezioni nei volatili, in molti mammiferi domestici (suini) e selvatici oltre che nell'uomo,
La prevenzione ed il controllo dell'influenza aviaria si inquadrano nell'ambito delle strategie complessive riguardanti le malattie infettive e diffusive, che la regione recentemente attraverso La DGR 30 Settembre 2004 - n. 7/18853 e con il Piano di Prevenzione e Controllo della Sindrome Acuta Respiratoria Severa (SARS) in Regione Lombardia ha provveduto a ridefinire organizzando il sistema di sorveglianza delle malattie infettive, così da disporre di dati ed informazioni che abbiano un reale significato per programmare e valutare gli interventi di prevenzione e controllo.
La ASL di Pavia ha provveduto a recepire le nuove indicazioni creando una rete che favorisca la tempestiva segnalazione da parte dei medici di assistenza primaria e specialistica attraverso:
-modalità di inoltro semplificate dell'invio del modulo di notifica
-semplificazione della classificazione delle malattie e dei tempi di inoltro,
-costituzione di un tavolo tecnico permanete per la sorveglianza e il controllo delle malattie infettive e diffusive che vede coinvolte le istituzioni interessate con il compito di garantire l'implementazione e il mantenimento del sistema
Tra i principi di una revisione complessiva del sistema sono privilegiate le seguenti attività
1-Informazione e comunicazione: l'attenzione degli organi di informazione all'epidemia aviaria ha consentito la diffusione tra la popolazione di una conoscenza del problema, che richiede comunque un necessario approfondimento, utilizzando metodi e strategie differenti in base al target da raggiungere e che riguarda
Viaggiatori diretti e provenienti da aree endemiche
Cittadini che detengono volatili
Responsabili di ambienti dl vita collettiva scuole, strutture ricreative e alberghiere Operatori sanitari
2- Sorveglianza epídemíologíca: essendo il punto critico costituito dal serbatoio animale, il fulcro della sorveglianza è costituito dalla stretta interazione tra Dipartimento di Prevenzione Veterinario e Medico, onde garantire un reciproco e costante aggiornamento sulla situazione epidemiologica del territorio. La prevenzione dei possibili casi umani è attuata in ambito regionale e in ambito provinciale su due fronti:
-Sorveglianza negli aeroporti: la possibilità di contagio interumano è, secondo le attuali conoscenze, da ritenersi eccezionale, tanto che al presente l'attivazione di un monitoraggio su viaggiatori che provengano da aree endemiche (il cui elenco aggiornato è reperibile su www.ministerosalute.it, al link con il CCM) non è necessario. Tuttavia nell'ipotesi che gli aeroporti possano costituire la porta di ingresso per il virus nel territorio della nostra regione, è opportuna ai fini di un'adeguata preparazione in caso di allerta, la puntuale verifica dei flussi informativi tra Uffici di Sanità Aerea e ASL, come già avviene (essendo stata predisposta all'interno della nostra provincia in applicazione del Decreto succitato).
-Sorveglianza nel territorio: nell'ambito delle iniziative che la nostra ASL ha attivato per l'applicazione della DGR 18853/04, è stato creato un tavolo tecnico congiunto con AO, MMG e PLS, per la segnalazione/comunicazione con i medici di assistenza primaria e Direzioni Ospedaliere che in caso di allerta garantisca immediati interventi su tutta la popolazione. In particolare viene richiesta la massima attenzione nel rilevare quadri sintomatologici influenzali e similinfluenzali in operatori in contatto con animali a rischio epidemico. Ciò permetterà all'ASL attraverso il flusso dei dati della rete di sorveglianza, la pronta attivazione dell'inchiesta epidemiologica e degli accertamenti sanitari opportuni mediante esami sierologici e misure di isolamento/allontanamento dei casi sospetti e di quelli esposti a rischio.
3- Prevenzione della coinfezione: come noto tra le strategie di prevenzione dell'influenza aviaria, vi è il controllo e l'isolamento dei casi di concomitante infezione da virus aviario e da virus di influenza umana. Il timore è supportato dal fatto che i virus influenzali possono colpire diverse specie animali oltre all'uomo ed è possibile che in caso di coinfezione nello stesso portatore insorgano nuovi sottotipi virali capaci di diffondersi da uomo a uomo generando epidemie e pandemie. Per questo I'ASL si fa cura di proporre attivamente la vaccinazione contro l'influenza umana per tutti i soggetti che sono a contatto con animali e che potrebbero essere infettati da virus influenzali non umani ( allevamenti rurali, addetti agli impianti di macellazione dei volatili, veterinari ). Per la
sorveglianza sanitaria verranno registrate le persone appartenenti a dette categorie a rischio, che rifiutino la vaccinazione così da poterle raggiungerle in caso di allerta.
Alla luce di queste considerazione che stanno già generando particolari preoccupazioni ed apprensione tra i cittadini appare di estrema importanza far confluire l'attenzione della popolazione sul più efficace strumento di prevenzione che è costituito dalla vaccinazione antinfluenzale
L'influenza costituisce un rilevante problema di sanità pubblica a causa della sua ubiquità e contagiosità, per la variabilità antigenica dei virus influenzali, per l'esistenza di serbatoi animali e per le possibili gravi complicanze che possono insorgere soprattutto nei soggetti a rischio
Si stima che nei Paesi industrializzati la mortalità per influenza rappresenti la terza causa di morte per malattie infettive, collocandosi immediatamente dopo AIDS e Tubercolosi.
Le ripercussioni sanitarie ed economiche della malattia costituiscono un rilevante problema, sia nell'ambito della comunità che per il singolo individuo.
Le complicanze della malattia e il conseguente incremento dei casi di ospedalizzazione, tendono ad aumentare notevolmente la spesa sanitaria e, quindi, i costi diretti della malattia. A ciò va aggiunto l'assenteismo lavorativo e la conseguente perdita di gìornate produttive che rappresentano sicuramente la voce più sostanziosa dei costi complessivi .
Va tenuto inoltre presente che i sintomi dell'influenza sono simili a quelli di molte altre malattie. Pertanto vengono definite a volte come "influenza" affezioni delle prime vie aeree, di natura sia batterica che virale che portano un aumento dei costi assistenziali e dei ricoveri impropri.
Al contrario viene spesso minimizzato il ruolo dell'influenza stagionale come causa di morbosità e mortalità e, con una sostanziale sottostíma del fenomeno stesso
In Italia, l'andamento stagionale delle Sindromi simili all'influenza (ILI) è rilevato attraverso una rete di medici sentinella, denominata "Influnet', che è coordinata dal Ministero della Salute, è attiva fin dal 1999 ed è divenuta istituzionale con l'emanazione dell'Accordo Stato-Regioni del 28 settembre 2001.
I dati forniti dal sistema di rilevazione mostrano un'incidenza media paria 3,2 casi per 1000 di ILI per settimana per tutta la popolazione e rilevano, per le settimane di picco dell'epidemia influenzale, incidenze variabili da 5 a 15 casi per 1000. Rapportando tali dati alla popolazione italiana, si stima che ogni anno vengano colpiti da sindrome influenzale mediamente 5 milioni di soggett
Il vaccino allestito per la futura stagione influenzale non è in grado di proteggere da un'eventuale pandemia aviaria. Si tratta di virus troppo diversi tra loro.
E' tuttavia utile vaccinare conto il virus responsabile dell'influenza umana tutte le persone a stretto contatto con animali potenzialmente infetti - come allevatori, macellatori, veterinari e, secondo alcuni, anche i cacciatori - per evitare che nel malaugurato caso di coinfezíone da parte dei due virus influenzali si possa verificare il ríassortimento degli stessi con la formazione di un nuovo ceppo capace di diffondersi direttamente sia nel uomo che nel pollame. Non avrebbe invece alcun effetto, vaccinare a questo scopo i bambini che non hanno un rischio aumentato di esposizione al virus aviario. Se si volesse evitare qualsiasi incontro fortuito tra i virus bisognerebbe vaccinare la popolazione del mondo intero, cosa palesemente infattibile.
In molti dei Paesi colpiti l'assenza di un servizio sanitario, capace di tenere la situazione sotto controllo e di agire prontamente per arginare l'epidemia aviaria laddove si è andata sviluppando, ha consentito la diffusione del virus su scala mondiale. L'influenza aviaria evidenzia in modo eclatante il legame stretto e inscindibile tra i vari popoli del mondo anche per la difesa della loro salute.
Tuttavia l'influenza aviaria non è per ora un motivo per allargare indiscriminatamente la vaccinazione stagionale a tutti i soggetti adulti e bambini sani. Sarà compito dei Servizi Sanitari preposti l'approvvigionarsi di farmaci antivirali da somministrare alla popolazione, qualora venga ritenuto necessario. L'acquisto privato per farne scorta è inutile e sconsigliato. Saranno sempre i Servizi Sanitari a fornire, nel caso, il vaccino preparato in forma mirata specificamente contro il virus pandemico ed i farmaci antivirali..


ZOOEPIDEMIE E PROVVEDIMENTI DI SANITÀ VETERINARIA DELLE A.S.L.
Dr. Massimo Aguzzi Responsabile dipartimento Prevenzione Veterinaria A.S.L. Pavia

L'influenza aviaria è una malattia infettiva virale contagiosa del pollame e dei volatili ove provoca mortalità e perturbazioni e può assumere rapidamente un carattere epizootico tale da costituire grave minaccia per la salute pubblica e degli animali e da ridurre notevolmente la redditività degli allevamenti avicoli
I virus dell'influenza aviaria usualmente non infettano direttamente l'uomo ed anche per il virus responsabile della epidemia attuale, non é al momento dimostrata la trasmissione da persona a persona. Nel passato vi sono state numerosissime epidemie ed anche recentemente in Lombardia si sono verificate le forme seguenti:
negli anni 1999/2000 il virus responsabile fu l'H7N1 HPAI - LPAI con 234 focolai
nel 2000 il virus identificato dall'ASL di Pavia colpì i tacchini in un solo focolaio
nel 2003 il virus responsabile fu l'H5N3 LPAI in 36 focolai
nel 2005 il virus fu l'H5N2 LPAI in 15 focolai
Attualmente si dispone di strumenti legislativi efficaci che hanno attivato laboratori diagnostici specializzati e servizi veterinari efficienti in grado di operare sul territorio e di soffocare i focolai sul nascere, di arrestare la malattia e di eradicare il virus
Questi interventi possono agire con tempestività ed efficienza in forza dei D.M. n° 399 del 26.09.2005 che ha creato il servizio di Prevenzione Veterinaria e l'unità di crisi che si occupa di gestire le emergenze.
La Prevenzione Veterinaria viene realizzata mediante i seguenti strumenti amministrativi e di polizia sanitaria: 1) anagrafe degli allevamenti avicoli e georeferenzazione, 2) monitoraggio sanitario, 3) biosicurezza, 4) intensificazione della vigilanza presso gli allevamenti avicoli e gli impianti di produzione, lavorazione e deposito prodotti avicoli, 5) comunicazione ed informazione agli Enti ed al cittadino
1) L'ANAGRAFE degli ALLEVAMENTI e la GEOREFERENZAZIONE attuano l'aggiornamento continuo degli allevamenti avicoli intensivi, di quelli di allevamento e di svezzamento. Inoltre sono sottoposte a severi controlli anche le strutture ed i locali dei commercianti.
3) La BIOSICUREZZA ( OM 10.10.2005) è un insieme di misure e norme di prevenzione e di controllo degli allevamenti industriali e degli impianti di macellazione. In particolare si occupa dei requisiti strutturali, delle norme di conduzione, pulizia e disinfezione degli ambienti, della gestione degli animali morti e della gestione delle lettiere.
4) La VIGILANZA viene effettuata con una serie di verifiche da parte dei servizi veterinari in area esterna. In particolare sono controllate le condizioni igieniche e di collocazione degli animali nei capannoni ove sono stivati per l'allevamento. Analoghi controlli vengono effettuati alle sedi ed ai metodi di stoccaggio e di conservazione dei mangimi, delle recinzioni e dei locali riservati al personale come spogliatoi.
5) Negli allevamenti RURALI e INDUSTRIALI all'APERTO viene anche effettuato un piano di sorveglianza degli allevamenti intensivi: di anatre e oche, volatili da vita e tacchini da macello. Sono inoltre sottoposti a controllo sierologico ogni sei settimane gli allevamenti intensivi di polli tacchini, fagiani, pernici ed anatidi.
Il CONTROLLO SULLE CARNI viene effettuato dai veterinari durante l'allevamento e la macellazione ed è stato creato il BOLLO SANITARIO da applicare su tutti i prodotti in modo da garantire la sicurezza sanitaria con l'etichetta di provenienza ne indica la filiera (DM 17.10.2005)
Tutte queste procedure garantiscono al consumatore la sicurezza del prodotto che viene commercializzato. In questo senso deve essere garantita al cittadino una informazione corretta, chiara e facilmente raggiungibile: Questa può essere ottenuta da ogni interessato per varie vie, chiamando il CALL CENTER 800.034.933, o richiedendo alle ASL o alla Regione l'inserto "Salute e territorio' oppure l'opuscolo "Più informati meno influenzati'. La comunicazione esterna è comunque sempre garantita dal Sindaco e dagli uffici comunali e dai servizi di informazione pubblici che usualmente raggiungono facilmente il cittadino.


IL RISCHIO EPIDEMICO ED I PROVVEDIMENTI DELLE AUTORITA' NAZIONALI
Dr. Romano Marabelli, Direttore Generale

Dipart. Alimenti, Nutrizione, Sanità Pubblica Veterinaria Ministero della Sanità, EUR, Roma
Nota: 111 testo della relazione non è pervenuto (Sommario estratto dalla registrazione vocale.)
Non è ipotizzabile la valutazione del rischio che l'evenienza di una tale epidemia potrebbe comportare nè quando potrebbe accadere. Comunque l'influenza aviaria è differente dall'influenza stagionale che è affrontabile vaccinandosi entro fine novembre. Quest'ultima tuttavia non può coprire completamente la popolazione al 100% sia per una insufficiente risposta immunitaria del vaccinato sia perché sono persone defedate o anziane particolarmente a rischio. Indubbiamente il pericolo dell'influenza aviaria esiste: tuttavia in Italia non abbiamo focolai nei polli e ovviamente non c'è attualmente contagio nell'uomo.
In Asia, dove c'è stato contagio, ci sono 3 miliardi di persone e decine di miliardi di animali, che vivono in promiscuità.
Il crogiuolo di patologie mondiali è dato dal passaggio del virus : pollo-suini-uomo
Indubbiamente l'aspetto sanitario nei paesi del Sud Est Asiatico è di grande influenza sull'aspetto economico. Importante è anche il controllo degli uccelli migratori che possono essere i portatori dei virus senza essere necessariamente ammalati. Come già detto, in Italia il virus è assente e sono state adottate misure a diversi livelli: come salvaguardare, ad es., gli allevamenti nazionali. Gli allevamenti rurali sono quelli che danno più preoccupazioni e, ad es., sono molto pericolosi i mercati paralleli della domenica Infatti sui prodotti venduti (ad es. polli) non sono stati effettuati gli adeguati controlli. I polli dei supermercati , invece, sono estremamente controllati.
In tutto il mondo, in questo periodo, è scattata una grande allerta che ha portato a definire una strategia con provvedimenti a lungo termine: monitoraggio permanente e aspetti di biosicurezza . Come già avete appreso, dal 17 ottobre 2005 è stata resa obbligatoria l'etichetta sulle carni: serve a dare al consumatore la certezza della provenienza, quindi si possono scoprire eventuali fraudolenti.
Però tutti coloro che operano sul territorio nazionale devono essere a conoscenza delle varie norme e tutti i prodotti che sono sul mercato devono essere sicuri: si sta lavorando perché lo siano.
Come obbligo tutti gli operatori devono approvvigionarsi di prodotti utilizzati dall'Italia (es. ristoranti cinesi)


GLOBALIZZAZIONE, FUNZIONAMENTO DEI MERCATI, RISCHI ECONOMICI E SOCIALI
Enrico Cotta Ramusino
Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese Facoltà di Economia,
Università di Pavia

Cercherò di portare in questo Convegno il punto di vista di un economista, in particolare di uno studioso di economia aziendale, allo scopo di illustrare le conseguenze economiche e sociali del fenomeno dell'influenza aviaria; articolerò questo breve intervento in tre punti, mutuando ampiamente i contenuti dalle categorie analitiche proprie di chi studia il comportamento dei mercati e le conseguenze che le turbolenze che in essi si manifestano possono avere sul comportamento delle imprese e dei cittadini consumatori.
1. La prima osservazione che intendo proporre all'attenzione dei colleghi - autorevoli esponenti della comunità medico scientifica - è che il fenomeno di cui stiamo parlando va considerato come naturale conseguenza del processo di globalizzazione in atto. Tale processo va considerato a mio avviso come non reversibile, con la conseguenza che le nostre comunità economiche e sociali debbono imparare a fronteggiare "shock esogeni', operando in modo efficace nella direzione di limitarne i potenziali effetti dannosi.
Il carattere strutturale del processo di globalizzazione è confermato da tutti i principali indicatori attraverso i quali ne misuriamo costantemente la dimensione e l'evoluzione. I flussi commerciali crescono infatti in modo più rapido del prodotto dell'economia mondiale e ancora più rapidamente si sviluppano i flussi di investimenti "cross border', sia nella forma di investimento reale che finanziario. Il processo di globalizzazione affonda le proprie radici nel percorso di sviluppo intrapreso dai principali sistemi economici occidentali a partire dalla fine del secondo conflitto mondiale. La scelta dell'economia di mercato come modello istituzionale di riferimento portava con sé, come ideale corollario, la progressiva integrazione tra economie nazionali; l'organizzazione interna dei sistemi e la loro progressiva apertura verso l'esterno erano considerate condizioni di efficienza economica in grado di garantire maggior benessere per i cittadini dei paesi partecipanti al processo di integrazione su scala mondiale.
Nel tempo, l'integrazione commerciale, economica e finanziaria ha coinvolto un numero sempre maggiore di paesi e ci ha condotto ad una situazione, quella attuale, caratterizzata da mercati con confini sempre più labili e dalla continua comparsa di nuovi paesi sulla scena della competizione internazionale (i paesi dell'ex blocco sovietico, le economie emergenti dell'Asia e dell'America latina).
Benché oggi non sia raro riscontrare posizioni contrarie al processo di globalizzazione - dettate tanto da motivazioni di natura ideologica quanto da interessi che si vedono minacciati dallo sviluppo degli scambi su scala mondiale - ritengo che non sia ragionevole pensare ad un'inversione di tendenza dell'evoluzione descritta. Maggiore fondamento hanno, a mio avviso, le posizioni di quanti sostengono l'esigenza che la competizione internazionale debba essere retta da regole uniformi
e condivise e si batte per ottenere che l'integrazione delle economie emergenti nello scenario mondiale avvenga rispettando principi e vincoli che informano l'attività economica nei paesi avanzati (dalla lotta alla contraffazione alla sicurezza dei prodotti, dalla tutela ambientale a quella dei diritti dei lavoratori, etc.).
Mercati più ampi, nuovi competitori, flussi crescenti di scambi commerciali e di investimento determinano, come naturale conseguenza, la circostanza che i mercati vengano sottoposti a continue pressioni e turbolenze, accrescendo non solo le opportunità ma anche le minacce per i soggetti che in essi operano (le imprese, che si vedono sempre più frequentemente spiazzate da nuove forme, non sempre leali, di concorrenza) e che di essi si servono (i cittadini utenti del mercato, che si interrogano sulla qualità e la sicurezza dei prodotti che si vedono proporre).
2. Gli effetti della turbolenza dei mercati sono oggetto della seconda osservazione. Prenderò spunto, per le mie considerazioni, dalla realtà dei mercati finanziari, interessante oggetto di studio per la copiosa messe di dati relativamente ad essi disponibile. Nel corso degli ultimi dieci anni hanno assunto sempre maggiore diffusione e rilevanza scientifica studi appartenenti al filone della cosiddetta "finanza comportamentale' ("behavioral finance'), una corrente di pensiero che pone in risalto l'effetto che comportamenti non razionali degli investitori possono avere sull'equilibrio dei mercati stessi. Tre sono i punti che, in estrema sintesi, questi studi - largamente fondati su analisi campionarie del profilo psicologico degli investitori - pongono in evidenza.
In primo luogo essi mettono in risalto come i comportamenti degli investitori possano spesso allontanarsi dai paradigmi della razionalità (gli individui manifestano comportamenti non razionali in molti ambiti, perché dovrebbero essere perfettamente razionali quando operano come investitori?).
In secondo luogo si mostra come questi comportamenti irrazionali non siano tra loro indipendenti (al contrario, esiste tra di essi, di frequente, una significativa correlazione), con la conseguenza che "onde emotive e irrazionali' possono arrivare a scuotere gli equilibri di mercato.
In terzo luogo, si nota come, in taluni casi, neppure l'operatività degli investitori professionali sia in grado di controbilanciare i comportamenti irrazionali degli investitori individuali (sia per la dimensione complessiva di questi ultimi sia, talvolta, per la manifestazione di comportamenti altrettanto poco razionali da parte degli stessi investitori professionali). Numerose sono, a detta degli esponenti della finanza comportamentale, le evidenze di questa irrazionalità, la maggiore delle quali, per dimensione, è di norma rinvenuta nel formarsi e nel successivo scoppio, delle cosiddette "bolle speculative' (il più recente e famoso esempio è da rinvenirsi nello straordinario rialzo dei corsi azionari - in particolare dei prezzi dei titoli tecnologici - avvenuto tra il 1999 e il primo trimestre del 2000, seguito da rovinosi ribassi che hanno gettato più di un'ombra sulla fondatezza delle valutazioni operate nella fase di dominante euforia del mercato). Quali sono le conseguenze dell'esplosione diffusa di comportamenti irrazionali da parte dei cittadini utenti dei mercato? E' questa la domanda che ci lega agli argomenti oggi in discussione. Il dibattito al quale ho avuto il piacere di assistere ha confermato come, dal punto di vista scientifico, sia oggi possibile dire che il rischio per la salute dei cittadini riveniente dall'influenza aviaria sia del tutto trascurabile. Ciononostante, fonti ufficiali danno evidenza di uno straordinario crollo dei consumi di carne di pollo (un calo stimato superiore al 50%); ciò comporta rovinosi effetti per tutta la filiera legata alla produzione, lavorazione e commercializzazione di queste carni: crollo dei prezzi alla produzione e crisi delle imprese produttrici, eccezionale aumento dei magazzini delle imprese che operano nel ciclo della surgelazione, crisi finanziarie e occupazionali per tutte le imprese del comparto. Le conseguenze economiche e sociali dell'aviaria sono pertanto disastrose e l'amarezza che si prova di fronte a questi fenomeni è tanto maggiore se si pensa che la radice della crisi è da rinvenirsi in una errata percezione, da parte dei consumatori, dell'entità del pericolo cui essi si sentono esposti. Un ulteriore e complementare considerazione su questo punto riguarda il fatto che in mercati dominati da fenomeni di irrazionalità ed emotività alcuni operatori possono essere tentati di porre in essere comportamenti opportunistici ("free riding'); il vantaggio che essi si procurano attraverso questi comportamenti è la contropartita dei danni che altri partecipanti al mercato subiscono. Non siamo affatto sicuri che il gioco sia a somma zero; se il profitto degli opportunisti si contrappone alla rovina di altri operatori, è molto probabile che il risultato forale del gioco sia negativo per la comunità economico sociale nel suo complesso. In sintesi, il mercato viene scosso da uno shock esogeno (un segnale di pericolo mal posto e peggio interpretato), i comportamenti emotivi degli utenti (i consumatori) determinano un crollo della domanda che, a propria volta, produce la rovina di soggetti economici operanti nel comparto interessato. Non è detto che al ritorno della "normalità' (passata la paura e ripresi i consumi) i danni procurati dalla fase di turbolenza possano essere riparati.
3. Che fare di fronte a questi fenomeni per limitare i rischi di danni economico/sociali? La domanda chiama chiaramente in causa gli "organi di governo' dell'economia e della società. Anche un economista di impostazione liberale non può non riconoscere che il buon funzionamento del mercato dipende dalle buone regole in base alle quali esso è costruito e impostato. Il mercato è un'istituzione troppo preziosa per pensare che possa funzionare solo in base ad automatismi perfetti e senza una regolamentazione che lo possa difendere. Quali leve azionare? Ancora una volta vorrei ragionare per analogia, mutuando le esperienze di regolamentazione sperimentate nei mercati finanziari. Chiedendovi di consentirmi una semplificazione, funzionale ad esigenze di sintesi, credo si possa poter dire che la tutela del mercato passi per due vie: la
produzione di corrette informazioni per gli utenti da un lato e la sanzione di comportamenti di abuso e manipolazione dall'altro ("market abuse"). Mentre il secondo principio mi sembra più difficilmente applicabile alla realtà che stiamo discutendo (nei mercati finanziari esistono tracce solide dei comportamenti posti in essere dagli operatori e ciò consente una loro ricostruzione ai fini dell'identificazione di comportamenti che possano configurarsi quali abusi di mercato), credo invece che il tema dell'informazione sia centrale per la minimizzazione dei danni economico-sociali connessi all'influenza aviaria. L'informazione, soprattutto quando "certificata' (vale a dire prodotta da soggetti che posseggono competenze, autorevolezza e, quindi, credibilità), è l'antidoto essenziale contro il propagarsi di comportamenti emotivi e irrazionali, fondati su "non informazioni". La produzione e pubblicizzazione di informazione di qualità dovrebbe inoltre contribuire a contrastare la cattiva informazione che, dobbiamo purtroppo dire, non è mancata in relazione a questa vicenda. I messaggi che voi avete oggi comunicato sono rilevanti e assolutamente chiari in tal senso; spiace solo che essi abbiano trovato ascolto da parte di un pubblico limitato nel numero anche se autorevole nella composizione. Spero che le parole possano uscire da questa aula ed ottenere la massima visibilità; esse possono "creare valore' nella misura in cui possono contribuire a proteggere la nostra comunità economica e sociale dai danni che si stanno manifestando.


ECONOMIA AVICOLA IN ITALIA
Prof. Carlo Bernini Carri Associato di Economia aagricola Università dì Pavia
 
La struttura dell'allevamento.
L'allevamento avicolo riscontra una ampia diffusione su tutto il territorio nazionale. Secondo l'ultimo censimento dell'agricoltura, infatti, in Italia si contano in oltre mezzo milione le aziende con presenza di avicoli per un totale di oltre 170 milioni di capi allevati, di cui circa 100 milioni di polli. Tuttavia, la struttura dell'allevamento risulta molto diversificata per aree territoriali: considerando la media di capi allevati per azienda, vi è un notevole scarto tra l'Italia del Nord (con medie molto più elevate) e l'Italia del Sud. In particolare, per gli allevamenti oltre la soglia dimensionale dei 2 mila capi allevati, il quadro cambia sostanzialmente, mostrando una netta specializzazione di 3 regioni sul totale nazionale: Veneto, Emilia-Romagna e Lombardia totalizzano oltre il 62% dei capi allevati dell'intero paese. Aggiungendo a queste tre regioni il Piemonte, si ha un peso sul totale nazionale che raggiunge il 70%. In queste regioni sono presenti i più grossi impianti con caratteristiche industriali.
L'analisi delle tendenze del decennio degli anni '90 mostra un intenso processo di ristrutturazione che ha comportato un consistente decremento nel numero di aziende rispetto ad una stabilità nel numero di capi allevati: per l'Italia nel complesso tra il 1990 ed il 2000 le aziende avicole sono diminuite del 37% circa a fronte di una stabilità dei capi allevati. Conseguentemente, oltre che territorialmente concentrato, l'allevamento intensivo ha subito accentuate dinamiche di ristrutturazione indotte dalla ricerca di efficienza ed economicità della produzione. .
Circa l'83-84% dell'allevamento è di tipo "convenzionale', intendendosi per quest'ultimo la produzione del broiler all'italiana realizzata impiegando particolari ibridi di carne opportunamente selezionati, con impianti tecnologicamente avanzati e somministrazioni di mangimi bilanciati.
 
Ruolo economico dell'avicoltura.
Il valore totale della produzione avicola italiana si attesta sui circa 2900 milioni di euro con una occupazione totale valutata intorno alle 180.000 unità, ripartite tra attività di allevamento ed indotto.
L'incidenza sul valore totale agricolo italiano del comparto si aggira intorno al 7%, costituendo quindi un'importante componente della nostra economia primaria.
Nella UE l'Italia occupa il quarto posto nella produzione avicola, dopo Regno Unito, Francia e Spagna, ma detiene circa l' 11 % del totale UE nella produzione di carne di pollo ed oltre il 17 % in quella di tacchino. L'aspetto rilevante da sottolineare è, ancora una volta, la consistente dinamica di crescita del comparto: al 1958, infatti, esso realizzava un valore di circa 800 milioni di lire (a prezzi costanti). Tale dinamicità, con un corretto rapporto prezzo/qualità, è stata conseguenza ma anche causa di una crescita esponenziale dei consumi: si pensi che, sempre assumendo come riferimento il 1958, si è passati da un consumo pro capite di carne avicola intorno ai 2 Kg. ai circa 19 Kg. del 2004! Le carni di pollo da alimento dì elite, il pollo come piatto della festa, diviene alimento per tutti e di tutti i giorni. La ripartizione dei consumi per tipologia di prodotto registra nel corso del tempo una perdita di terreno dell'offerta del pollo intero a vantaggio di un ampliamento della quota dedicata ai prodotti elaborati ed ai trasformati a supporto della mutata domanda e del corrispondente adeguamento della risposta da parte dei produttori avicoli. Dal 1986 i consumi di carne
avicola elaborata sono passati dall' 1% al 18%, quelli di "parti' dal 53 al 66% mentre i consumi di pollo intero sono scesi dal 45 al 18%.
L'avicoltura italiana è a partire dagli anni '50 che ha iniziato una rapida trasformazione passando da un modello ruralefamiliare di tipo estensivo a un modello "industriale' a tipologia intensiva e costituendo il primo modello di zootecnia senza terra realizzato nel nostro paese.
Inoltre, nel volgere di pochi anni, le produzioni consentono di soddisfare appieno le esigenze nazionali, permettendo addirittura spazi alle esportazioni (dal 1993 il saldo import/export diventa positivo) e di dare risposte in sintonia con i cambiamenti dello stile di vita degli italiani.
L'avicolo è uno dei pochi comparti della nostra agricoltura che presenta un saldo normalizzato positivo: al 2003 il saldo positivo tra esportazioni ed importazioni è stato del 32% per il totale del comparto, ma ben del 40% e del 48%, rispettivamente, per le carni avicole fresche e congelate e per le carni avicole semilavorate, a fronte di un deficit della bilancia agro-alimentare di oltre il 16%.
Negli anni più recenti (compreso il 2004) il settore avicolo italiano si è confermato l'unico settore zootecnico nazionale capace di assicurare al nostro paese un grado di autoapprovvigionamento pari al 106,2% per le carni ed al 101,3% per le uova.
Tuttavia, un settore che è tra i più dinamici della nostra agricoltura, caratterizzato da tendenze alla concentrazione e razionalizzazione dei processi, da caratteristiche produttive ad integrazione verticale che consentono il controllo globale della qualità igienico-sanitaria ed organolettica, dalla capacità delle imprese nazionali di offrire al consumatore prodotti innovativi ad alto contenuto di servizio e dalla economicità che rende tali prodotti accessibili a tutte le tasche, si trova particolarmente esposto a crescenti rischi di mercato.
 
Le tendenze del mercato.
Nel caso dei prodotti deperibili freschi, tra cui collochiamo anche le carni, i relativi mercati sono sempre più caratterizzati da una instabilità generale. Oltre alle tendenze strutturali di lungo periodo, in nessun altro settore alimentare si evidenzia la caratteristica di una crescente esposizione ad un ciclo psicologico. In altre parole, le nuove ricorrenti paure alimentari costituiscono un fattore in grado di alterare le tendenze di natura puramente economica di mercati che un tempo venivano considerati "di base', ovvero commodities caratterizzate da trend fortemente inerziali. E', quindi, difficile dire quali saranno effettivamente le conseguenze di un'influenza aviaria che potrebbe anche non avere luogo nel nostro territorio nazionale. Si riscontra una indubbia aumentata sensibilità alla diffusione di notizie allarmistiche da parte del sistema mediatico capaci di influenzare sostanzialmente il ciclo agricolo-alimentare. Considerando anche i precedenti, quali il cosiddetto "pollo alla diossina' (proveniente dal Belgio nel 1999); la diffusione di un virus letale per gli avicoli ma innocuo per l'uomo in alcune aree del Veneto e Lombardia nel 1999/2000, con l'abbattimento di quasi 14 milioni di animali e danni per il comparto stimati ad oltre mille miliardi, ci si rende conto che qualcosa è mutato nel profondo per quanto riguarda il rapporto tra la produzione agricolo-alimentare e la psicologia della massa dei consumatori.
Il settore delle carni avicole sta affrontando un delicato passaggio verso la sua completa maturità.
Dominato da aziende integrate verticalmente e di grandi dimensioni che sono state in grado di incrementare il mercato riversando gli incrementi di produttività realizzati anche a vantaggio dei consumatori finali, esso si trova oggi ad affrontare il problema imprevisto della fragilità psicologica di questo mercato di massa. Le aziende sono sostanzialmente impreparate a tale problematica.
Il settore deve passare dalle logiche di prodotto che lo hanno sinora guidato egregiamente alle logiche di servizio che includono in sé anche il compito di informare e di innovare continuamente.
 
La crisi avicola dei nostri giorni.
Nel mercato avicunicolo di Milano, dove è contrattata la metà dell'intero consumo nazionale di prodotti avicoli, la merce esposta a ottobre 2005 (284 tonn.) è stata meno della metà di quella commercializzata lo scorso anno (645 tonn.) e per le uova la variazione è stata del 40% (3,39 milioni nell'ottobre 2004 contro i 2,03 dell'ottobre di questo anno). Più o meno la stessa cosa sulla piazza di Forli, importante polo produttivo avicolo. Una crisi di mercato evidente che sembra dare deboli segnali di un'inversione di tendenza. Si può stimare per l'Italia un calo dei consumi di carne avicola, con relativa ripercussione dei prezzi all'origine, di oltre il 50% senza alcun riscontro simile in Europa. Infatti, nella maggior parte dei paesi il fenomeno si è attestato intorno al -3% e in Spagna e Portogallo il picco massimo è stato del -6%. La fragilità e la risposta emotiva del mercato italiano hanno effetti rilevanti sui prezzi all'origine e questo nonostante il nostro paese presenti una situazione totalmente diversa rispetto a quella riscontrabile nei paesi colpiti dall'influenza aviaria, dove esistono condizioni igienico-sanitarie e produttive non paragonabili con quelle nazionali.
Una situazione che avrebbe, secondo alcune stime, provocato un danno economico superiore a 100 milioni di euro al mese, ma anche un rischio sociale per 30 mila lavoratori della filiera e altrettanti dell'indotto che si stanno giocando il posto di lavoro.
Ovviamente la crisi ha un riscontro anche nell'insorgenza di surplus produttivi, stimati in circa 35.000 tonnellate.
In conclusione, turbative di mercato non giustificate, enfatizzate dai mass-media e da interessi non sempre trasparenti (multinazionali farmaceutiche che vedono un rialzo dei loro titoli quotati in borsa, produttori europei di carne di maiale, sostitutiva del consumo di pollame, di cui siamo fortemente deficitari, etc.) stanno comportando seri danni economici al nostro paese e stanno distogliendo l'attenzione dalle aree realmente colpite, quali molti paesi asiatici. Nel Sud-Est asiatico l'influenza aviaria ha effetti devastanti, con danni economici stimati dalla Fao in oltrelO miliardi di dollari e con pesanti ripercussioni per circa 200 milioni di piccoli contadini poveri, per i quali occorrerebbe un impegno supplementare di cooperazione internazionale.



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