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Le risorse idriche analizzate dal L.C. Vigevano Host

Logo Lions Club Una serata concreta e coinvolgente quella organizzata lo scorso 23 novembre dal Lions Club Vigevano Host, nel corso della quale Riccardo Ghia, assessore alle attività produttive e al turismo del Comune di Vigevano ha annunciato che in quella mattinata in Regione era stato raggiunto un accordo per il rilancio turistico della città con il suo inserimento nei percorsi turistici internazionali.
Ma se le dichiarazioni di Ghia hanno destato compiacimento e plauso, queste sono arrivate al termine di una serata che, organizzata sul tema “Risorse idriche, risicoltura e ambiente: un trinomio inscindibile” con official speaker il direttore generale del Consorzio di Irrigazione e Bonifica Est Sesia, ing. Roberto Isola, ha visto ancora una volta ribadire il grande valore ecologico della risaia, una coltivazione che oltre a non sprecare acqua, la sa riciclare e restituire all’ambiente.
La serata del Lions Club Vigevano Host, che si inserisce nel service di opinione che il Club dedica quest’anno all’agricoltura e all’ambiente, ha permesso anche di fare emergere concrete indicazioni per risolvere le sempre possibili crisi idriche. E la ricetta l’ha fornita l’Ing. Isola che ha auspicato con enfasi, che il livello di regolazione estiva del Lago Maggiore dagli attuali cento venga postato a cento cinquanta centimetri.
La soluzione permetterebbe l’utilizzo di ulteriori cento milioni di metri cubi d’acqua a costo zero a tutto beneficio dell’agricoltura di circa cinquecento comuni e di quattrocento cinquanta mila ettari di coltivazione in Lombardia e Piemonte.


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Nella foto: Massimo Biloni

Vogliamo riqualificare il nostro riso? Facciamo come per il vino
Una proposta scaturita ad un meeting del LC Vigevano Host

Logo Lions Club Il primo dato certo della messa a coltura del riso in Italia è ricavabile da una lettera del 1475 con la quale Galeazzo Maria Sforza preannuncia agli Este di Ferrara l’invio di dodici sacchi di riso, comunicando loro che mediante opportuni accorgimenti, da un sacco di questo nuovo cereale si sarebbero potuti trarre anche dodici sacchi di raccolto. E questi sacchi partivano dai possedimenti che gli Sforza avevano nel Vigevanasco, e più precisamente dal castello di Villanova di Cassolnovo.
A ricordarlo è stato l’agronomo Massimo Biloni, uno dei maggiori esperti mondiali di riso, già ricercatore dell’Ente Nazionale Risi ed oggi, tra l’altro, coordinatore del gruppo riso di Assosementi, oltre che breeder ed esperto produttore di sementi, un personaggio che quando parla di sé dice: “amo conoscere la gente, visitare paesi, degustare cibi, studiare le piante, ascoltare la natura”.
Biloni, che per l’occasione era official speaker al primo meeting di ottobre del Lions Club Vigevano Host, affermando che il riso è un’eccellenza in evoluzione, tracciandone prima la storia e poi l’evoluzione lo ha indicato come strumento di rilancio dell’economia lomellina e dei suoi operatori agricoli, che non debbono fermarsi alla mera produzione del cereale, ma imparare “a venderlo”, anche mediante opportune azioni di marketing tendenti a valorizzarne qualità ed identità.
Lo ha riconosciuto anche Riccardo Ghia, assessore alle attività produttive e commerciali del comune di Vigevano, presente alla serata, che affermando la necessità che i produttori facciano “lavoro di squadra” ha ricordato che “siamo seduti su di una fortuna che non utilizziamo”.
D’altronde lo scopo dell’incontro voluto da Antonio Facoetti, presidente del Vigevano Host, che ha visto radunati sotto uno stesso tetto a discutere dell’argomento, produttori, esponenti camerali, e rappresentanti delle più importanti associazioni economiche della provincia, era proprio quello di trovare spunti ed idee per il benessere economico della comunità vigevanese e lomellina, nello spirito di continuità del service d’opinione ideato due anni or sono da Battista Carena e perseguito lo scorso anno da Dario Pizzetti.
Il riso locale, quindi, da rivalutarsi con opportuni investimenti in marketing e comunicazione, per permettere un equo compenso ai produttori, svincolandoli dagli attuali andamenti dei mercati che, schiacciati dalla concorrenza dei prezzi del cereale prodotto nei paesi orientali, non vedono riconosciute le peculiari qualità della produzione locale.
Il riso come il vino, con indicazione del luogo di produzione?
Perché no, se questo serve a far scossare la scintilla fra quelli che vogliono credere nella corretta valutazione del loro lavoro.

R.T.

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Nella foto: Il castello di Villanova di Cassolnovo



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